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Come si svolge una giornata tipo agli eventi surf? Ecco cosa succede dietro le quinte

📅 19 Agosto 2026✍️ di Federico Cantarini⏱️ 5 min di lettura

Quando penso agli eventi surf, mi torna in mente la prima volta che ho accompagnato un gruppo di kayakisti curiosi a osservare una competizione locale sulla costa toscana. Eravamo seduti sugli scogli a guardare i surfisti remeggiare verso il loro turno, ma quello che mi ha colpito davvero è stato tutto quello che succedeva prima di quella manciata di minuti in acqua. Dalla preparazione mentale alla gestione logistica, dai check sulle condizioni meteo alle strategie tattiche: dietro ogni performance che vediamo c’è un intero universo di lavoro.

Il risveglio prima dell’alba e la riunione operativa

Per chi fa competizioni serie, la giornata di gara inizia molte ore prima del primo turno. Mi è capitato di recente di parlare con Marco, un surfista professionista che segue i circuiti nazionali, e mi ha raccontato come il suo team si riunisce ancora al buio per valutare le condizioni del mare in tempo reale.

Non è una riunione casuale attorno a un caffè. Consultano le mappe dei venti, osservano i video in livestream dalle webcam costiere, controllano le previsioni dei swell con app dedicate. Un errore di valutazione significa affrontare onde sottodimensionate o, peggio, condizioni troppo violente per la sicurezza. Durante un evento che ho visto a Liguria, un team ha scelto di posticipare la competizione di quattro ore perché riteneva che la marea montante avrebbe creato situazioni troppo pericolose.

La comunicazione tra coach, surfisti e giudici avviene tramite radio e app specifiche. Ogni atleta riceve indicazioni su quale area della spiaggia monitorare, dove posizionarsi in acqua, quale sezione affrontare. Non è improvvisazione: è Tattica sportiva applicata all’ambiente marino, dove le variabili cambiano ogni minuto.

La logistica dietro le quinte: team, attrezzature e sicurezza

Quello che sorprende di più è la dimensione del team invisibile. Non ci sono solo i surfisti: ci sono i responsabili della sicurezza in acqua (spesso esperti di Primo soccorso e con brevetti da bagnini professionisti), i tecnici che controllano le tavole, i responsabili della comunicazione, gli arbitri e un coordinatore generale che tiene i tempi.

Ho visto personalmente una tavola da surf subire un danno a pochi minuti dalla gara. Il suo proprietario è entrato in panico, ma il team tecnico aveva una tavola di riserva già pronta, della stessa marca e configurazione. Non è coincidenza: ogni competizione seria prevede backup per ogni attrezzatura critica.

La sicurezza in acqua è gestita da personale dedicato. Ci sono jet ski pronti a intervenire, presidio medico costante sulla spiaggia, e comunicazione radio costante con i vigili del fuoco locali. Durante una competizione di due giorni che ho osservato, c’è stato un momento di caos quando uno surfista ha avuto un mancamento in acqua. Dalla chiamata al primo soccorso sono passati meno di due minuti: il sistema funzionava.

Il momento della gara: focus mentale e lettura del mare

Quando finalmente arriva il turno, quello che vedi da terra è solo la punta dell’iceberg. Un surfista professionista arriva in acqua con ore di studio mentale già compiute. Conosce il fondale, sa dove si formano le onde migliori, ha una strategia di posizionamento.

Non è mai una questione di galleggiare e aspettare. Ogni surfista cerca di stare dove le onde si formano con più qualità, il che significa conoscere le correnti, sapere come gli ostacoli sottomarini influenzano il flusso d’acqua. Mi è capitato di sentire un coach spiegare al suo atleta dove posizionarsi leggendo il colore dell’acqua: le sfumature diverse indicano profondità diverse, e quindi comportamenti diversi delle onde.

La lettura del mare è un’abilità che si sviluppa con anni di pratica. Non si insegna: si impara stando in acqua. È la stessa cosa che ho osservato per anni con i miei kayakisti sul fiume Adda, quando dovevano interpretare le correnti e le turbolenze per trovare il percorso più efficiente.

La pressione psicologica e la gestione delle emozioni

Quello che nessuno racconta è la pressione mentale di questi momenti. Ho parlato con atleti che ammettono di sentire il cuore accelerare prima di entrare in acqua in competizione, nonostante abbiano centinaia di ore di esperienza.

I team professionali hanno psicologi dello sport che lavorano con i surfisti: tecniche di respirazione, visualizzazione mentale, strategie per mantenere la calma quando le cose non vanno come previsto. Non è New Age: è psicologia applicata. Un’onda attesa non arriva, il posizionamento non era perfetto, un competitor è più bravo. Come si risponde? Se sei preparato mentalmente, con consapevolezza. Se non lo sei, con panico.

Dopo la gara: analisi e preparazione per il turno successivo

Finita la performance di quindici o venti minuti, inizia il lavoro di analisi. Il video della gara viene rivisto immediatamente, spesso ancora sulla spiaggia. Coach e atleta identificano cosa ha funzionato, cosa no, come migliorare il turno successivo se c’è.

Ho visto team che mandano i dati a centro di analisi remoti, dove esperti di biomeccanica e performance marina forniscono feedback in tempo reale. È una pratica sempre più diffusa nei circuiti professionali.

La tavola viene controllata per danni, le uscite successive vengono pianificate, la strategia viene aggiustata sulla base delle condizioni che si sono sviluppate durante il turno. Non è ozio tra una performance e l’altra: è preparazione costante.

Quello che ho imparato in anni di sport acquatici è che il livello di professionalità dietro una competizione, anche quella che dura venti minuti, è impressionante. Chi vede solo il momento in acqua non vede la giornata intera di lavoro, preparazione mentale, gestione dei dettagli e coordinamento di decine di persone.

Se ti interessa il mondo del surf a livello competitivo, sappi che quello che appare come istinto puro è in realtà il risultato di pianificazione straordinaria. E quel risultato finale, quella manovra perfetta, è il coronamento di ore di lavoro invisibile.

Federico Cantarini

Federico è stato per lungo tempo istruttore di canoa sul fiume Adda, accompagnando escursionisti di tutte le età. Appassionato di kayak e rafting, si dedica anche alle recensioni di pagaie e abbigliamento idrorepellente. I suoi racconti sono sempre arricchiti da aneddoti di viaggio in acque dolci e rapide.