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Qual è il leash più sicuro per il wingfoil? Un dettaglio da non trascurare per evitare rischi inutili

📅 14 Agosto 2026✍️ di Nicola Polidori⏱️ 4 min di lettura

Mi ricordo ancora il momento in cui un mio collega istruttore, durante l’estate del 2019, ha visto il suo wingfoil sparire oltre l’orizzonte. Aveva trascurato il leash, convinto che con il vento leggero non fosse necessario. Quella tavola da tremila euro se l’è portata via la marea, e non l’ha più rivista. È stato allora che ho capito veramente quanto sia importante scegliere il leash giusto, non come optional ma come elemento fondamentale della sicurezza.

Il wingfoil è uno sport affascinante, che unisce la libertà del volo sulla tavola alla sensazione di controllare il vento con le mani. Ma questa libertà ha un prezzo in termini di consapevolezza e attrezzatura. A differenza del kitesurf o del windsurf, dove il leash è praticamente obbligatorio nella cultura dello sport da decenni, nel wingfoil ancora molti principianti sottovalutano questo dettaglio. Lo so perché li vedo sulla spiaggia, entusiasti e impreparati, pronti a lanciarsi in mare senza le dovute precauzioni.

La questione non è semplice. Il leash per il wingfoil non è un accessorio minore: rappresenta il cordone ombelicale che vi tiene legati alla vostra tavola, che è il vostro mezzo di galleggiamento e la vostra ancora di salvezza quando le cose vanno male.

Perché il leash fa la differenza

Quando si pratica wingfoil, i fattori di rischio sono molteplici. Il vento può cambiare improvvisamente, la forza della corrente può sorprendervi, oppure potreste perdere l’equilibrio a causa di una onda imprevista. In questi momenti, avere la tavola attaccata al polso o alla caviglia non è solo comodo: è vitale. Senza leash, la tavola si allontana rapidamente, e voi rimaste in mezzo al mare dovrete nuotare, stanchi e potenzialmente in pericolo.

Ho visto situazioni dove il leash ha salvato letteralmente la vita. Un amico, alcuni anni fa, è stato colpito da una raffica improvvisa che lo ha fatto cadere. Senza il leash, la tavola sarebbe finita a mezzo chilometro di distanza. Con il leash, l’ha recuperata in pochi secondi e ha potuto tornare a riva in sicurezza. La tavola, in questo contesto, non è un lusso: è il vostro salvagente.

Dal punto di vista pratico, il leash ha anche implicazioni legali. Molte spiagge e aree costiere hanno normative che richiedono l’uso del leash durante la pratica di sport acquatici. Non è solo una questione di buonsenso, ma anche di rispetto delle Ordinanze comunali che regolano l’uso delle spiagge e la sicurezza dei bagnanti.

Le caratteristiche che non dovete trascurare

Non tutti i leash sono uguali, e questo è un punto critico. La lunghezza è la prima considerazione: un leash troppo corto vi limiterà nei movimenti, uno troppo lungo potrebbe impigliarsi o mettervi in difficoltà in caso di caduta. Per il wingfoil, consiglio una lunghezza tra i 6 e gli 8 piedi, a seconda della vostra altezza e dello stile di guida.

Lo spessore e il materiale sono altrettanto importanti. Il leash deve essere realizzato in poliuretano di buona qualità, resistente sia al sale marino che ai raggi UV. Un leash che si degrada rapidamente non vi servirà a nulla quando vi serve davvero. Ho testato personalmente leash che dopo poche settimane iniziavano a mostrare segni di cedimento: sono dettagli che possono fare la differenza tra una sessione tranquilla e un’emergenza in mare.

Poi c’è la questione dell’ancoraggio. Alcuni preferiscono il leash al polso, altri alla caviglia. Nel wingfoil, il leash alla caviglia è generalmente preferibile perché vi lascia le mani libere per manovrare il wing senza ostacoli. L’attacco deve essere robusto, con velcro di qualità o fibbia in alluminio, in grado di resistere alle sollecitazioni continue del movimento e dell’acqua salata.

La sicurezza prima di tutto

Scegliere il leash giusto significa anche comprendere il contesto in cui lo userete. Se navigate in acque calme in laguna, le vostre esigenze saranno diverse rispetto a chi pratica wingfoil in zone costiere più mosse. Le condizioni meteo, la temperatura dell’acqua, la profondità: tutti questi fattori influenzano la scelta del leash più appropriato.

Un aspetto che non sempre viene considerato è la compatibilità tra il leash e l’attrezzatura. Il vostro wing deve avere un anello di attacco robusto, e anche la tavola deve disporre di un punto di fissaggio affidabile. Non è raro vedere attrezzature acquistate separatamente che non si adattano perfettamente: è un errore che potrebbe compromettere l’integrità della catena di sicurezza.

Nel corso degli anni, ho anche notato che molti principianti acquistano un leash generico senza considerare il proprio livello di esperienza. Un principiante dovrebbe optare per un leash più corto e più resistente, mentre un atleta esperto potrebbe preferire qualcosa di più leggero e maneggevole. Non esiste una soluzione universale, ma piuttosto una soluzione personalizzata per ogni tipo di pratica.

La manutenzione del leash è un’altra questione spesso trascurata. Dopo ogni sessione in mare, sciacquatelo con acqua dolce per eliminare il sale, controllate lo stato del velcro e la resistenza della cordina. Un leash ben mantenuto può durare anni; uno trascurato potrebbe fallire proprio quando vi serve.

Quando penso a quel leash che ha salvato il mio amico, realizo che non è un semplice accessorio, ma un elemento essenziale della vostra attrezzatura. Sceglierlo con cura, mantenerlo con diligenza e utilizzarlo sempre rappresenta il primo passo verso una pratica del wingfoil consapevole e sicura. Nel nostro sport, i dettagli non sono mai davvero piccoli.

Nicola Polidori

Nicola ha trascorso la sua adolescenza tra le spiagge della Riviera ligure, lavorando come istruttore di windsurf durante le estati. Da anni testa attrezzature per sport acquatici sulle coste italiane, recensendo kayak, vele e mute. Ama condividere consigli tecnici per chi cerca nuovi prodotti innovativi.