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Tecniche di partenza in acqua bassa per il wingfoil: evita cadute con questi movimenti mirati

📅 10 Agosto 2026✍️ di Federico Cantarini⏱️ 4 min di lettura

Il wingfoil è uno sport che attrae sempre più appassionati di sport acquatici, ma le prime sessioni in acqua bassa spesso terminano con frustrazioni e qualche livido di troppo. Ho visto decine di principianti commettere gli stessi errori nel momento cruciale della partenza, e oggi voglio condividere con voi le tecniche che realmente funzionano per decollare senza finire in acqua. Viene dal mio lavoro quotidiano come istruttore, accumulato negli anni tra il Adda e le lagune italiane: gli errori sono sempre gli stessi, ma le soluzioni sono poche e precise.

La posizione di partenza: il fondamento di tutto

Quando arrivate in acqua bassa, la tentazione immediata è quella di montare sulla tavola e provare ad alzarsi. Sbagliato. La posizione di partenza determina il 70% del vostro successo. Dovete stare in piedi sulla tavola con le gambe leggermente divaricate, parallele alle spalle, mantenendo il baricentro perfettamente centrale.

Il ala deve essere tenuta leggermente davanti a voi, quasi come se teneste un grande piatto. Non la portateci troppo in alto: questo crea instabilità verticale. L’errore che vedo più spesso è tenere l’ala troppo indietro, che causa una rotazione immediata della tavola. Mi è capitato di recente di seguire un ragazzo che aveva imparato da video online: teneva l’ala praticamente dietro le spalle e non riusciva mai a trovare equilibrio nel primo metro di movimento.

I piedi devono essere posizionati uno leggermente avanti all’altro, non perfettamente paralleli. Questo vi dà una stabilità laterale che farà la differenza quando inizierete a muovervi. La distanza tra i piedi dovrebbe essere quella di una falcata naturale: vi aiuterà a mantenere il controllo quando l’ala inizia a generare portanza.

Il movimento del braccio e la generazione di portanza controllata

Qui entra in gioco la vera tecnica. Non dovete “sollevare” l’ala con forza. Dovete guidarla con movimenti fluidi, quasi come se steste facendo ginnastica lenta. Il braccio anteriore rimane leggermente piegato, mentre quello posteriore rimane relativamente fisso.

Il movimento deve essere circolante: l’ala scende leggermente in avanti, poi si solleva in una traiettoria ampia, generando portanza progressiva. Non scavate improvvisamente verso l’alto. Ho visto molti principianti che scattano bruscamente, e l’ala in quel modo genera troppe forze in una volta, causando una partenza incontrollata o direttamente una caduta.

La tecnica che consiglio è quella del “carrello”: immaginate di tirare l’ala come se steste facendo roteare una ruota. Questo movimento circolare mantiene la portanza costante e vi consente di decollare gradualmente. Quando sentirete che la tavola inizia a sollevarsi, la cosa più importante è non interrompere il movimento dell’ala. Continuate il carrello.

Il timing è cruciale. In acqua bassa, il movimento dell’ala deve iniziare quando i vostri piedi sono già ben piantati e il vostro baricentro è stabile. Non provate a fare tutto insieme. Primo: stabilità. Secondo: movimento dell’ala. Terzo: decollaggio.

L’uso della tavola e il trasferimento del peso

Molti pensano che il wingfoil sia solo questione di ala, ma la tavola gioca un ruolo fondamentale. In acqua bassa, il vostro primo obiettivo è far scivolare la tavola in avanti. Questo significa distribuire il peso leggermente verso il tallone, non verso le dita dei piedi.

Quando iniziate a muovere l’ala, il vostro peso deve rimanere centrato sulla tavola. Se vi spostate troppo in avanti, la prua affonda e la tavola rallenta. Se vi spostate indietro, la resistenza aumenta. Io cerco di mantenere il peso sul punto centrale, proprio dove sentirete la massima stabilità naturale.

Un errore comune è cercare di accelerare troppo presto. In acqua bassa, la resistenza è enorme. Dovete accettare che i primi tre o quattro metri saranno lenti. La portanza dell’ala crescerà gradualmente man mano che guadagnerete velocità. Non potete saltare questo processo.

Gli errori da evitare assolutamente

Ho compilato una lista mentale dei quattro errori che causano il 90% delle cadute. Il primo è mettere il piede posteriore troppo indietro: vedrete immediatamente la tavola che ruota. Il secondo è cercare di sollevare l’ala troppo velocemente: genererete instabilità rotazionale. Il terzo è perdere il contatto visivo con l’ala: non vedete quando sta per succedere qualcosa di sbagliato. Il quarto è non considerare la forza del vento.

Il vento non è sempre vostro amico in acqua bassa. Se il vento è debole, dovrete accelerare molto di più. Se il vento è forte, dovete essere consci che ogni movimento dell’ala avrà conseguenze amplificate. La Forza di Coriolis non c’entra nulla, ma la dinamica del fluido attorno all’ala sì. Leggeri movimenti in vento debole possono fare molta differenza.

La pratica consapevole: come imparare veramente

La teoria è bella, ma dovete praticare. Vi consiglio di fare almeno venti tentativi di partenza al giorno, registrandovi con il telefono. Rivedere i vostri errori è incredibilmente utile. Vi accorgerete di schemi che ripetete costantemente.

Incominciate sempre quando le condizioni sono favorevoli: vento moderato tra i 10 e i 15 nodi, acqua piatta. Man mano che migliorata, potrete affrontare condizioni più difficili. Un lettore mi ha chiesto una settimana fa come fosse possibile imparare se il vento non era stabile. La risposta è semplice: non potete. Aspettate le giuste condizioni. Non abbiate fretta.

La partenza in acqua bassa è il fondamento del wingfoil. Padroneggiare questa tecnica vi apre tutte le altre possibilità dello sport. Quando finalmente decolerete senza cadute, capirete perché abbiamo insistito tanto su questi dettagli. Buona acqua a tutti.

Federico Cantarini

Federico è stato per lungo tempo istruttore di canoa sul fiume Adda, accompagnando escursionisti di tutte le età. Appassionato di kayak e rafting, si dedica anche alle recensioni di pagaie e abbigliamento idrorepellente. I suoi racconti sono sempre arricchiti da aneddoti di viaggio in acque dolci e rapide.